Da Renzi l’ultima spallata al Pd

Non ci voleva certamente Calenda per annunciare l’ovvio, vale a dire la fine di fatto del Pd. A dare ad un partito, da anni agonizzante, l’ultima spallata è stato il “rottamatore” per antonomasia, quel Matteo Renzi che, dopo aver  occupato Palazzo Chigi senza merito alcuno, se non quello di un consenso elettorale basato su programmi destinati puntualmente a naufragare, ha deciso di fare propria la causa, anche questa decisamente perduta dei Pentastellati di Gigino Di Maio, proponendo un assist fra il movimento e quella parte del Partito democratico che, dal primo istante. ha avversato la nomina di Zingaretti a capo della segreteria e la dichiarata, ripetuta avversione di fare da scendiletto ai 5stelle tornati a contare, ma si fa per dire, sull’accoppiata Grillo- Casaleggio junior. Ed intorno a Renzi eccoli tornare a fare quadrato i suoi sodali di sempre, in primis quella Elena Boschi, che un Pd a dir poco remissivo e balbettante, ebbe l’ardire, indegno, di candidare tra le proprie file in quel di Bolzano, quasi a far dimenticare i tanti guai che, per lombi paterni, la bella Elena, aveva provocato nell’Aretino, erodendo i risparmi bancari di migliaia di correntisti, ai quali, se non andiamo errati, il maltolto non è stato mai restituito. E mentre Zingaretti, troppo tenero per ricucire le fila di un partito decotto prima ed oggi distrutto, ha cercato invano di liberarsi del funesto ritorno di Renzi sul proscenio parlamentare ecco che proprio il toscano, potrebbe firmare, con la sempre smentita alleanza con i pentastellati, una acrobatica giravolta a 360 gradi destinata a ridicolizzare ulteriormente sullo scenario nazionale ed internazionale questa povera Italia, alla quale in tanti stanno per infliggere il colpo di grazia.

Romano Tripodi

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Carabiniere ucciso nel centro di Roma mentre era in servizio. Non possiamo accettarlo!!!

No, non possiamo accettarlo e le parole di circostanza di ministri e pseudo rappresentanti delle istituzioni (la I è volutamente minuscola), suonano a dir poco offensive. Non possiamo minimamente accettare, mettere in conto dei rischi legati all’uniforme indossata, che un giovane vice brigadiere dell’Arma dei carabinieri venga ucciso a coltellate da uno dei tanti sbandati extracomunitari o meno che si aggirano per Roma, Che, cosa ancora più grave, quel carabiniere venga assassinato mentre è in servizio in  Prati, il quartiere del Palazzaccio, dello shopping di qualità, degli uffici legali ambiti. In altre parole il quartiere dove parole come prevenzione, controlli, sicurezza dovrebbero costituirne il dna logistico, la barriera invalicabile per chi delinque. Ma la fine tragica del vice brigadiere ci dice, anche se di quell’aggressione omicida non ne conosciamo ancora la dinamica , che quel sottufficiale dell’Arma, pensava, come forse gli era stato insegnato, ma direi meglio impartito, nei corsi di difesa, che ogni suo intervento, anche quello che gli avrebbe consentito di difendersi realmente, avrebbe dovuto essere “soppesato”, In altre parole che prima di mettere mano alla pistola d’ordinanza (che non sappiamo neppure abbia mai estratto questa notte ndr) avrebbe dovuto fare opera di convinzione, persuasione nei confronti di quell’extracomunitario e poco importa che l’assassino impugnasse un coltello. In altre parole a quel giovane vice brigadiere era stata insegnato di avere “pazienza”, di guardarsi bene intorno, di attendere il corso degli eventi prima di trarre conclusioni azzardate, che, guardacaso, lo avrebbero potuto mettere in difficoltà e portare davanti ad un giudice, magari uno di quei giudici che hanno pensato di cavarsela infliggendo appena cinque anni di reclusione ad Antonio Ciontoli, colpevole, ma si fa per dire di aver ucciso, sparandondogli a bruciapelo, Marco Vannini, un ragazzo di 20 anni. Ecco perchè a poche ore dalla fine forse “scritta” di questo vice brigadiere dei Carabinieri, respingo al mittente le parole di circostanza sia del Ministro della Difesa, Trenta che del Ministro dell’Interno, Salvini.

Romano Tripodi

L’Impresa ed il Prodigio, 50 anni fa lo sbarco sulla Luna visto da una sperduta Giannutri

Al Mare, il nostro Mare, è legato gran parte del mio vissuto, con memorie e ricordi che, nonostante il tempo trascorso, rimangono vivi e trasparenti, come le sue acque. Il periodo dalla prima infanzia alla maturità classica vissuto a Scilla nei canonici mesi estivi; le vacanze “autofinanziate”, grazie all’inizio della mia avventura giornalistica all’Associated Press, dapprima in una ancor solitaria ed inesplorata Vulcano e poi nelle vicine Stromboli e Filicudi ed a seguire le parentesi di Capri, Maratea e Giannutri. E fu proprio nella sperduta ed allora ignota isoletta dell’Arcipelago Toscano che, in quel luglio del 1969, cercava di affacciarsi ad un turismo di elite, grazie alle iniziative immobiliari della coppia Battaglia-Caldonazzo, che ebbi la fortuna, quasi da miracolato, di seguire, in una location proibitiva ed in condizioni tecniche a dir poco rudimentali, il primo sbarco dell’Uomo sulla Luna.

Sul piccolo molo al quale era attraccata alcuni giorni prima, con a bordo il sottoscritto, la “vecchia” Marianna, la nave cisterna che riforniva d’acqua Giannutri, salpando settimanalmente da Orbetello, complice la luna piena che, quella notte del 20 luglio di mezzo secolo fa, rischiarava il circostante specchio d’acqua, l’Uomo del Faro e factotum dell’isola, aveva piazzato, in precario equilibrio, un televisore portatile con una piccola parabolica incorporata. Cominciò tra lo sparuto gruppo di telespettatori-villeggianti in costume da bagno un’attesa emotivamente in crescendo mentre sul piccolo schermo in bianco e nero le immagini, tremolanti, si alternavano ad improvvisi e ripetuti blackout. Del resto era comprensibile: a Giannutri non  esistevano antenne paraboliche ma neppur le più comuni antenne che svettavano sempre più numerose sui palazzi delle città. L’isola, che avrebbe dovuto diventare una seconda, piccola Costa Smeralda, era stata concepita per godere soprattutto del suo mare incontaminato e del verde in cui erano immerse le prime ville. E mentre ci giungevano le voci ed i commenti di Andrea Brbato e degli altri giornalisti della Rai, primo fra tutti Tito Stagno, impegnati nella storica diretta, lo schermo del piccolo televisore si rischiarò ed, autentico prodigio, potemmo scorgere la sagoma di Neil Armstrong, scendere la scaletta del modulo lunare, ripreso dalla telecamera impugnata dal secondo astronauta americano, Edwin “Buzz” Aldrin, e compiere, a saltelli, i primi passi sulla superfice sabbiosa del nostro satellite. Immagini tuttora indelebili, uno spettacolo che la Luna piena si era mobilitata perchè potessimo goderlo anche da quel piccolo e solitario scoglio!

Romano Tripodi

Franci, 6 anni, un esempio di fedeltà assoluta per i colori della Roma

Per la “magica” il campionato 2018-19 sarà ricordato decisamente tra i più tormentati ed incerti della sua recente storia. Archiviata l’era Garcia sembrava che con Eusebio Di Francesco sulla panchina la Roma del presidente James Pallotta potesse riprendere spedita il cammino verso la Champions. Purtroppo non è stato così e ad una serie di risultati positivi ed incoraggianti ne sono seguiti altri decisamente tristi. Licenziato Di Francesco ed il suo preparatore atletico la società, complice Totti, ha chiesto aiuto ad un’altro romano de Roma, quel Ranieri che aveva già in passato allenato la squadra e che si era coperto di gloria in Inghilterra portando dalle stalle alle stelle una squadra di provincia, il Leicester, e riuscendo a trasformare in campioni giocatori semisconosciuti capaci di conquistare la Premiership. Questi mesi sono stati per i tifosi della magica scanditi da grande delusione, sconfinata nello sconforto ed in una trasparente rassegnazione. Ma con qualche eccezione, prima fra tutte quella rappresentata da Franci, alias Francibello, un bambino di sei anni che ha appreso i primi rudimenti del calcio sul campetto della scuola elementare da lui frequentata e che da quel momento ha giurato fedeltà assoluta ma consapevole alla Roma, diventata, nonostante il periodo cupo, la squadra del cuore. E per immedesimarsi ancora di più nel ruolo di “tifoso ad oltranza” ha investito i suoi risparmi nei colori giallorossi; dapprima i calzettoni, poi la prima maglietta con relativa felpa. Ad arricchire l’abbigliamento persino i guanti da portiere, quelli indossati dallo svedese Olsen, rivelatosi decisamente lontano dalle prestazioni eccellenti di Allison, l’estremo difensore brasiliano, di cui era stato chiamato a prendere il posto. Per Francibello, una delusione ma anche questa superata nella convinzione che la “sua” Roma si sarebbe ripresa; che Dzeko, nonostante la stagione all’asciutto avrebbe ripreso a segnare; che De Rossi nonostante l’età e gli acciacchi avrebbe continuato ad essere l’allenatore in campo della squadra. Sul futuro immediato della Roma di Ranieri il piccolo Franci non si pronuncia ma noi sappiamo che quale che sia l’esito di questa stagione lui continuerà a tifare Roma ed a vestirsi in campo di giallorosso!

La Guardia di Finanza rafforza la sua presenza in terra pontina

Grazie ad una generale riorganizzazione della Guardia di Finanza a livello nazionale, il Comando Provinciale di Latina, potenzia ulteriormente i propri reparti territoriali, così da garantire una più diffusa presenza delle Fiamme Gialle sull’intera area pontina, nello svolgimento della mission  di polizia economico-finanziaria, a tutela del bilancio pubblico, delle Regioni, degli Enti locali e dell’Unione Europea. Obiettivo primario accentuare la vicinanza al cittadino ed al tempo stesso garantirne la sicurezza, con una accresciuta presenza di uomini e mezzi. Nell’ambito di questa riorganizzazione viene rafforzato il comparto del Corpo del capoluogo con l’istituzione del Gruppo di Latina che andrà ad aggiungersi a quello già operante a Formia. Dal neo-costituito Gruppo dipenderanno anche i reparti di C isterna e Sabaudia, elevati dal rango di Brigata a quello di Tenenza. Ampliata la presenza delle Fiamme Gialle anche nel sud-pontino con l’istituzione della nuova Compagnia di Formia, con i “baschi verdi” specializzati nel contrasto ai traffici illeciti e nel concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. Vengono inoltre innalzati a Tenenza anche i presidi territoriali di Ponza e Ventotene. L’intera attività operativa sarà coordinata in prima persona dagli Ufficiali Superiori nel grado di Tenente Colonnello, posti rispettivamente al comando del Gruppo di Latina- con competenza sulle dipendenti Compagnia di Latina e Terracina nonchè sulle Tenenze di Aprilia, Sabaudia e Cisterna di Latina, e del Gruppo di Formia, entrambi alle dirette dipendente del Comandante Provinciale, colonnello Michele Bosco.

Il contrasto ai reati di natura economica insieme ad una accresciuta attenzione alle problematiche legate all’attuale crisi, anche di natura sociale, cui la Provincia pontina non sfugge, sono l’obiettivo primario dell’impegno operativo dei nostri uomini, spiega il colonnello Bosco che in questi tre anni ha avuto modo di rendersi personalmente conto della necessità di contrastare i reati e garantire al tempo stesso il quieto vivere e la sicurezza dei cittadini onesti.

Romano Tripodi

Processo Vannini, la giustizia (con la g minuscola) negata

Lo hanno fatto morire dissanguato, insensibili alle urla di dolore del ragazzo; hanno manipolato la scena del delitto, inquinato le prove e ritardato i soccorsi, sino a rendere inutile e tardivo sia l’intervento dell’ambulanza che dell’elicottero che avrebbe dovuto portare Marco Vannini al Gemelli per un estremo tentativo di salvarlo. Ma per la,  Corte d’Assise tutto questo era soltanto frutto di fantasia; di un quadro probatorio praticamente inesistente nonostante le testimonianze dell’accusa e le registrazioni esibite in giudizio. Non si spiega altrimenti la sentenza con la quale il tribunale ha oggi ridotto da 14 a 5 anni la pena comminata in prima istanza ad Antonio Ciontoli, il sottufficiale di Marina addetto ai servizi, che sparò, per ragioni ancor oggi misteriose al povero Marco e che ne seguì, ora per ora l’agonia, in quella maledetta sera del 18 maggio 2018. Ciontoli, principale imputato, è stato riconosciuto colpevole “soltanto” di omicidio colposo, in altre parole di avere “inavvertitamente” fatto fuoco sul ragazzo, nel bagno della villetta di Ladispoli in cui la tragedia si è consumata. Su tutto il resto i giudici, il presidente Antonio Calabria ed il giudice a latere Gianfranco De Cataldo, diventato famoso per i suoi libri e le sue sceneggiature noir, hanno steso un sudario, una pietra tombale che costituisce un affronto alla Giustizia, quella con la G maiuscola, che avrebbe dovuto proteggere Marco Vannini e la sua famiglia. Pene confermate ma sostanzialmente risibili per il resto della famiglia Ciontoli. La moglie Maria Pezzillo ed i figli Martina e Federico se la sono cavata con 3 anni di pena ma probabilmente non faranno un solo giorno di carcere. E le porte del carcere si apriranno quanto prima, sempre che si chiudano in queste ore alle sue spalle, anche per Antonio Ciontoli, l’uomo dei servizi che secondo il suo avvocato difensore non sapeva neppure maneggiare la pistola con la quale aprì il fuoco sul povero Marco. <Uno Stato che consente di uccidere un suo ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto ma è uno Stato in cui la giustizia è ormai morta e le istituzioni non sono più un riferimento credibile per i cittadini>, ha detto il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci, parole amare che non possiamo non condividere con un senso di nausea! Ma in un Paese che ha lasciato impuniti e liberi gli assassini di Aldo Moro e che ha istruito sei processi inutili senza riuscire a raggiungere mai la verità la sentenza di oggi non sorprende!

Romano Tripodi

Beni confiscati, nell’elenco del Viminale c’è anche Sabaudia

Con la recente nomina del Prefetto Bruno Frattasi a Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, subirà una decisa accellerazione il progetto del Viminale che prevede che una parte di questi beni, soprattutto quelli per i quali ci sia stata una manifestazione d’interesse concreta da parte di Comuni, Province e Demanio, vengano definitivamente sottratti agli originali proprietari per essere assegnati agli stessi Comuni oppure a cooperative impegnate nel sociale. Stamane è stato lo stesso ministro dell’Interno Salvini a recarsi personalmente a Fidene, borgata romana sulla Salaria, per consegnare al Comune di Roma una villetta, dal valore di oltre 500mila euro, confiscata ad un personaggio riconosciuto socialmente pericoloso per essere stato denunciato per estorsione, usura, ricettazione e riciclaggio di proventi illeciti. Nella circostanza Salvini ha espresso la speranza che l’immobile possa essere assegnato ad una cooperativa che si occupa di ragazzi disabili ed ha indicato in Sabaudia, il prossimo obiettivo del programma. <Nel 2018 abbiamo restituito ai cittadini del Lazio 295 beni ed il mio prossimo obiettivo è Sabaudia, dove abbiamo confiscato parecchie villette>, ha detto il titolare del Viminale.

Nell’elenco ufficiale stilato dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e presentato in occasione della Conferenza di Servizi-Regione Lazio svoltasi il 29 novembre 2018 al Ministero dell’Interno, il numero totale dei beni, proposti per essere destinati agli aventi diritto (Demanio, Provincia, Comuni) relativamente alla Provinciadi Latina sono  158 per un valore di circa 21 milioni di euro. Di questi 158, cinquantuno (51), per un valore di circa 7 milioni di euro, si trovano sul territorio di Sabaudia. Quarantadue a Fondi, 32 a Latina, 11 ad Itri, 3 a Terracina ed appena 1 a San Felice Circeo.

Romano Tripodi