COVID 19, TRA LE OMBRE DEL PRESENTE ED UN FUTURO DI LUCE CHE GIA’ SI INTRAVVEDE


Massimo Ciccozzi, Antonio Cassano e Paola Binetti. Ovvero fatti e non vuote parole negli interventi dei tre relatori che hanno animato il seminario organizzato da Medicina e Frontiere all’Auditorium Celimontano. A moderare l’incontro il giornalista e conduttore televisivo, Tiberio Timperi


Da oggi ne sappiamo decisamente di più su questa Pandemia che ci ha sconvolto ed alla quale siamo giunti decisamente impreparati sul piano organizzativo e sanitario.. Ed a fare luce su questa tragedia, offrendo ciascuno un contributo importante non solo scientifico ma anche umano ed etico, sono stati due autentici luminari che, nei loro interventi, hanno avuto un doppio merito: quello di farsi capire, parlando al cuore ed alla mente dei presenti, addetti ai lavori e no: il professore Massimo Ciccozzi, Ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologica del Campus Bio Medico di Roma, ed il Professor Antonio Cassone, docente di Microbiologia Medica presso l’Università di Perugia e Visiting Professor presso l’Imperial College di Londra. A concludere, la senatrice e neuropsichiatra infantile, Paola Binetti che ricordando e rifacendosi all’appello di Papa Francesco, ha auspicato che il vaccino anti Covid, possa diventare patrimonio dell’ Umanità e quindi  di quei Paesi e Popoli,  che vivendo in povertà ed in estrema indigenza, rischiano di pagare un prezzo altissimo in termini di mortalità.
Massimo Ciccozzi, che è stato tra i primi ricercatori al mondo a dimostrare il passaggio del corona virus- il Sars Cov2- dal pipistrello all’uomo e che i media hanno definito, non senza una punta di ironia, il “cacciatore di varianti”, non ha nascosto, nel suo intervento, come la strada, per aver ragione definitivamente della pandemia, sia ancora lunga e come proprio delle tante mutazioni del virus, si sappia  poco. In altre parole ci ha detto, con schiettezza oggi rara, che il corona virus, continuerà ad essere un abituale frequentatore dell’organismo , perdendo grazie al vaccino, inoculato con frequenza annuale, come avviene per altre patologie, la carica aggressiva che oggi lo caratterizza. E sempre a proposito di mutazioni, ha aggiunto lo scienziato, impegnato a collaborare sul tema con altri prestigiosi virologi, quali gli americani Robert Gallo e David Zella , è come “compiere un percorso a ritroso nel tempo” e questo ne rende oggi difficile il tracciamento. Ecco perchè non possiamo dIre con certezza che tutto sia scaturito, in termini epidemiologici, da quel Paziente Zero della Lombardia e non invece sposare la tesi che a quel Paziente Zero il corona virus, sia stato trasmesso non già dai due cinesi curati allo Spallanzani ma da persone che avevano contratto il covid in Germania o durante le loro vacanze in Alto Adige.
A dissipare parte delle ombre tratteggiate, senza infingimenti televisivi, dal professor Ciccozzi, ha indubbiamente contribuito il professor Antonio Cassone, non soltanto per le cose che ci ha detto ma per la lievità con la quale le ha dette. Partendo dalla garanzia, in materia di difesa immunologica, offerta dai vaccini e soprattutto dalla loro sicurezza ed efficacia. Vaccini alla cui produzione si è giunti non certamente per caso ma grazie – e questo vale soprattutto per Astrazeneca- a ricerche e studi che risalgono a quasi venti anni fa, quando si manifestò l’epidemia da Ebola. Ma l’impresa, in materia di velocità sorprendente di produzione, non sarebbe stata possibile senza la sofisticata tecnologia di cui la Scienza e la Medicina oggi dispongono. Armi fondamentali nella lotta al Covid, capace di farci giungere a quella immunità da gregge,  che resta l’obiettivo di fondo delle vaccinazioni. Su sollecitazione di Tiberio Timperi, il professor Cassone, si è infine soffermato sulla diversità in materia di costo dei diversi vaccini. Ha spiegato come Astrazeneca, forte delle esperienze acquisite negli ultimi quindici anni in questo campo, sia stata in grado di produrre il suo vaccino ad un costo decisamente basso, costo cui ha influito la decisione della grande industria farmaceutica di produrre il vaccino praticamente senza guadagnarci un so,lo euro,a costo vivo di produzione. Una scelta che non si ripercuote negativamente in alcun modo sulla efficacia del vaccino. L’Astrazeneca, al pari, di Pfeizer, Moderna, e Johnson, è sicuro ed efficace. E vaccinarsi significa dotare il nostro organismo di capacità immunitarie che faranno da barriera insuperabile al covid.

Romano Tripodi

Omicidio Vannini, per i Ciontoli si aprono le porte del carcere

Questa volta ha vinto la Giustizia, quella vera che non accetta condizionamenti e pressioni di parte. La quinta sezione della Suprema Corte di Cassazione, accogliendo in toto le richieste del Pubblico Ministero, ha riconosciuto Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico, colpevoli dell’omicidio di Marco Vannini, morto, nella notte tra il 17 e 18 maggio del 2018, nella villetta di Ladispoli, confermando la sentenza pronunciata dalla Corte D’Appello bis e le relative condanne: quattordici anni ad Antonio Ciontoli, nove anni e quattro mesi di reclusione alla moglie ed ai due figli. Per tutti gli imputati, riconosciuti colpevoli di omicidio volontario, si apriranno ora le porte del carcere, essendo ormai esauriti tutti i gradi di giudizio. Impensabile ed improcedibile, proprio per il ruolo avuto dalla Cassazione nel rendere giustizia a Marco Vannini ed ai suoi genitori, che si possa ipotizzare una eventuale revisione del processo. Ed oggi, nell’aula Giallombardo, il Pg , nella sua arringa definitiva, ha escluso anche quell’attenuazione della pena su cui contavano gli avvocati della difesa. “Mentirono tutti, Antonio Ciontoli, la moglie ed i figli”, tutti complici di un unico disegno criminoso. Ritardarono, complici, i soccorsi, quei soccorsi che se fossero stati tempestivi avrebbero potuto salvare Marco Vannini. Assistettero insensibili alla sua agonia, preoccupati esclusivamente di salvaguardare i propri interessi, dimentichi della sorte di quel ragazzo che avrebbero dovuto difendere.

La sentenza bis della Cassazione sconfessa ancora una volta quella pronunciata in prima istanza dalla Corte di Appello che aveva ritenuto Antonio Ciontoli colpevole “soltanto” di omicidio colposo, condannandolo a cinque anni di reclusione, una pena irrisoria, che aveva provocato la reazione corale dell’opinione pubblica ed accentuato il dolore, che resterà sempre profondo e vivo, dei genitori di Marco Vannini, che alla Giustizia, quella con la G maiuscola, hanno sempre creduto!

Romano Tripodi

Quell’incontro con Milva nella bella casa che aveva acquistato per i suoi genitori a Leinì ed in cui amava rifugiarsi per godere dei suoi “Spazzapan”

Di Milva, la cantante dalla voce inconfondibile, capace come poche di coniugare Musica e Teatro, parleranno e scriveranno in queste ore, per renderLe giusto omaggio altri colleghi che ebbero modo di seguirla, per quindici edizioni, sul palcoscenico di Sanremo o applaudirla nei suoi indimenticabili recital al Piccolo di Milano, per la regia di Giorgio Strehler, cantrice unica della poesia di Brecht. Ai miei Lettori, che bontà loro mi seguono ormai da anni, su questo blog, sorta di diario per i naviganti, alla scoperta e riproposizione di eventi inediti e quanto mai personali, legati al mio vissuto di giornalista e spesso mai resi pubblici, voglio ricordare e riproporre quel lontano incontro con la “Pantera di Goro”. Milva, che era allora quasi irraggiungibile per i giornalisti, gelosa giustamente della sua privacy, alla mia richiesta di un’intervista, che sarebbe stata corredata da un ampio servizio fotografico, mi dette appuntamento a Leinì, il piccolo centro a pochi chilometri da Torino, in cui abitavano i genitori. Per loro aveva fatto costruire una piccola ma deliziosa villetta in cui amava rifugiarsi tra una tourneè e l’altra ed in cui era solita concentrarsi prima di incidere i suoi dischi. Raggiunta in treno Torino proseguimmo in taxi per Leinì. Ad immortalare con le immagini quell’incontro sarebbe stato Carlo Maria Garacci, con il quale avevo già condiviso altre esperienze giornalistiche. Ad accoglierci fu proprio Milva che dopo averci presentato ai genitori, ci precedette nell’ampio salone della casa. Vi spiccava, al centro, uno splendido pianoforte a coda, ma a colpirci furono i quadri che ornavano le pareti. E, furono proprio quei quadri, a creare da subito, quel “feeling” senza il quale qualsiasi intervista è destinata a rimanere incolore. Intuimmo che a quei quadri Milva era particolarmente legata, che li considerava una sorta di piccolo, grande “tesoro”, che la cantante dalla splendida chioma rossa, aveva scoperto. L’autore di quei dipinti era infatti Luigi Spazzapan, un pittore scomparso qualche anno prima, e che, con colpevole ritardo, la critica accreditata a vrebbe annoverato fra gli artisti italiani più originali ed interessanti della seconda metà del Novecento. E noi che avevamo raggiunto, Carlo ed il sottoscritto ,Leinì, sicuri che avremmo parlato con la splendida padrona di casa soprattutto di dischi, canzoni, recital teatrali, finimmo per parlare di Spazzapan, quel pittore che Milva aveva scoperto e di quei quadri di cui andava giustamente orgogliosa. Martina Corgnati, la figlia di Milva, è oggi una delle più apprezzate critiche d’arte, un dna che credo abbia ereditato dalla indimenticabile Pantera di Goro.

Romano Tripodi

Vaccinatori sì, ma senza pensione! E’ la condizione imposta ai medici

Incredibile ma vero! Se un medico in pensione, primari compresi, dovesse decidere per mero senso civico e spinto da umana solidarietà a dare un contributo attivo alla lotta al corona virus, come Vaccinatore, dovrebbe rinunciare alla pensione in cambio di un onorario decisamente inferiore alla stessa pensione. Ma non basta. Quello stesso medico sarebbe tenuto a sottoscrivere una nuova assicurazione e sbrigare, naturalmente a sue spese, alcune pratiche burocratiche. Non sappiamo quale cervello e quale dei tanti dirigenti della martoriata sanità italiana possa aver partorito una idea del genere che oltre a cozzare contro la logica viene a minare, profondamente, quel programma di reclutamento, su base di mero volontariato, di sanitari, da impegnare giorno e notte in una sempre più massiccia campagna di vaccinazione che dovrebbe riguardare, entro settembre 2021, almeno l’85 per cento dell’intera popolazione italiana, minori compresi. Non sfugge a nessuno, o almeno lo si spera, che per rispettare i tempi indicati dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute, Speranza, l’apporto dei medici in pensione, è se non determinante almeno importante! Sappiamo tutti che le tante difficoltà incontrate dalla nostra macchina sanitaria, i ritardi accumulati sia sul piano strutturale che operativo, sono dipesi da mali endemici, primo fra tutti il taglio apportato negli ultimi dieci anni, proprio al personale, sanitario a partire dagli infermieri e dai medici specializzanti. Vuoti che non sono stati certamente colmati in pochi mesi e che , per quanto riguarda le vaccinazioni, potrebbero se non altro essere attenuati proprio dai medici in pensione, ma non certo “penalizzandoli” con quella rinuncia alla pensione, decisamente impensabile sia sul piano etico che normativo.

Provvedimento che contrasta peraltro anche con il recente e nuovo Decreto legge sul Covid che ha confermato la validità dello scudo penale, dai reati di lesioni personali colpose e omicidio colposo, per gli operatori sanitari che procedono alle vaccinazioni anti covid.

Romano Tripodi

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Da Bruxelles una bella notizia: il Ponte sullo stretto di Messina non si può fare!

Tra le grandi opere che potranno essere realizzate in Italia grazie ai 250 miliardi che entro il 2021 affluiranno da Bruxelles nelle casse del Tesoro italiano non ci sarà posto per l’agognato e sospirato Ponte sullo Stretto di Messina, già bocciato, con un semplice tratto di penna, nel febbraio 2013 dal governo Monti. Ad impedire, questa volta che il ponte a campata unica, che avrebbe dovuto unire la Calabria alla Sicilia, nel tratto Santa Trada-Ganzirri, possa essere realizzato è il fattore tempo. I progetti finanziati dal cosiddetto Recovery impongono una scadenza fissa: il 2026, troppo ravvicinata quindi per consentire al Ponte di vedere la luce che, nella migliore delle ipotesi ed escludendo gli scontati ritardi in corso d’opera, richiederebbe per la sua costruzione almeno sette anni. Stando così le cose c’è da chiedersi se non sia il caso di sciogliere la commissione insediata alcuni anni fa proprio al Ministero del Tesoro proprio per studiare la convenienza dell’opera che chi conosce la Calabria, i suoi mali endemici, tra i quali spicca una sanità allo sfascio, non ha mai considerato prioritaria. E’ vero invece che quei 350 milioni di euro previsti per la costruzione del Ponte-cifra decisamente in difetto- potrebbero essere impiegati proprio per restituire slancio, vitalità e speranza alla Calabria ed ai suoi figli, a cominciare dalle strutture sanitarie allo sbando o ridotte a fatiscenti cattedrali nel deserto. Ed all’emergenza sanitaria associamo, quella altrettanto drammatica, della rete autostradale e ferroviaria che investe soprattutto la Sicilia. Ci chiediamo che senso abbia sbarcare in tempi rapidi a Messina, sfrecciando sui tre chilometri di un ponte avveniristico, per poi trovarsi di fronte ad un imbuto autostradale ed a collegamenti ferroviari con il resto dell’isola con tempi di percorrenza decisamente risibili se non scandalosi.

Non c’è dubbio infine che la bocciatura del ponte avrà una ripercussione positiva anche sul sociale. Gratteri, il procuratore capo di Catanzaro, è impegnato da anni ad una lotta a tutto campo contro la malavita organizzata e la ‘ndrangheta, assottigliandone gli organici con centinaia di arresti e sequestrando i loro immensi patrimoni mobiliari ed immobiliari, accumulati grazie ad una sempre più stretta connivenza con i cosiddetti “colletti bianchi”. Il Ponte sullo Stretto avrebbe potuto trasformarsi nella classica gallina dalle uova d’oro proprio per i clan di San ,Luca, di Rosarno, Taurianova, Gioia Tauro, così come avvenne quaranta anni fa con il centro siderurgico di Gioia Tauro, mai realizzato, ma che servì ad arricchire le cosche che gestivano, in regime di monopolio, i mezzi del movimento terra ed il relativo indotto.

Romano Tripodi

Per vaccinarsi contro il covid19 basterà uno spraynasale

Abbattere la catena del freddo, e tutto quanto essa comporta in termini di costi e difficoltà operative, facendo in modo che il vaccino anti-covid, sia esso AstraZeneca, Pfzeir, Moderna o Johnson, possa essere iniettato mediante un semplice spray nasale. E’ l’obiettivo che impegnerà per tutto il 2021 ed il 2022 i ricercatori della Oxford University guidati dalla dottoressa Sandy Douglas, che del progetto è la Clinician Scientist a Chief Investigator. La prima fase dello studio coinvolgerà trenta volontari, dai 18 ai 40 anni, tutti residenti nella regione di Oxford. A ciascuno di essi sarà iniettato, mediante spray nasale, lo stesso vaccino, contrassegnato dalla sigla ChAdOx1nCoV-19, che viene attualmente somministrato, mediante iniezione, per via intramuscolare. <Noi speriamo che da questa prima fase embrionale dello studio si possano porre le premesse per ulteriori e più ampie ricerche indispensabili per accertare che la somministrazione del vaccino mediante questa nuova tecnica offre le stesse protezioni immunitarie dalla infezione da corona virus> spiega la dottoressa Sandy Douglas. E non sfuggono a nessuno gli enormi vantaggi che comporterebbe un sistema di vaccinazione anticovid del genere, una volta realizzato. Oltre a risparmiare sui costi sarebbe ad esempio applicabile per qualsiasi altra campagna di vaccinazione, a partire da quella antiinfluenzale.

<Siamo di fronte, indubbiamente, ad un nuovo ed entusiasmante approccio in materia di gestione del vaccino anticovid 19. Potremo comprendere innanzitutto se iniettare mediante spray nasale il vaccino Astrazeneca, creato nei laboratori di Oxford, comporterà effetti collaterali e quali> aggiunge il dottor Meera Madhavan, Capo Ricercatore dello Jenner Institute mentre il professore Adrian Hill, Direttore dello stesso istituto, ritiene che avere a disposizione un vaccino che possa essere inalato mediante uno spray ne garantisce una utilizzazione anche per le infezioni asintomatiche. In altre parole nella prevenzione della malattia.

Romano Tripodi

Via Fani, indagini inesistenti e 43 anni di silenzi omertosi

16 marzo 1978-16 marzo 2021. Sono trascorsi ormai 43 anni dalla strage di via Fani e dal sequestro di Aldo Moro, lo statista democristiano che sarà assassinato due mesi più tardi, e gli interrogativi su quel tragico evento che costò la vita al maresciallo Oreste Leonardi ed agli altri quattro uomini della scorta-Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino- che ci ponemmo nell’immediato e nei giorni successivi al massacro sono rimasti senza risposta. Ma ieri come oggi non dobbiamo purtroppo sorprenderci. Il destino di Moro e quello dei cinque uomini della scorta in realtà era già segnato e nulla e nessuno avrebbe potuto salvarli. Ce lo confermano quelle indagini che non furono mai fatte o se lo furono si caratterizzarono da subito per pressapochismo e faciloneria. E non avrebbe potuto essere altrimenti dal momento che a sovrintenderle erano un Prefetto, Amato, che si scoprì elemento organico alla P2 ed a Gladio, ferocemente avversi a quel compromesso storico che ebbe in Aldo Moro, il suo artefice e che Washington temeva perchè avrebbe potuto compromettere quell’equilibrio dei blocchi sancito dagli accordi di Yalta e rendere meno saldi i rapporti fra l’Italia e gli Stati Uniti. E veniamo alle indagini, che oggi con un termine abusato, potremmo definire oggettivamente “fake”. Per 43 anni si è continuato ad indicare nelle Brigate Rosse, nei vari Morucci, Moretti, Faranda, Franceschini, Bonisoli, – per citarne soltanto alcuni-gli ideatori ed esecutori della strage di via Fani e del rapimento nonchè assassinio dello statista democristiano. Un vero e proprio escamotage per seppellire per sempre la verità ed oltraggiare la storia. Nessun brigatista rosso aveva mezzi e cervello per programmare la strage e tantomeno per gestire un sequestro che mai e poi mai avrebbe dovuto risolversi facendo salva la vita di Aldo Moro. Una strage contrassegnata per la “precisione chirurgica” di coloro che aprirono il fuoco contro Leonardi ed i suoi uomini contro i quali vennero sparati un centinaio di colpi di mitra, nessuno dei quali raggiunse Aldo Moro, seduto sul sedile posteriore dell’auto con a bordo il maresciallo Leonardi ed al volante il brigadiere Domenico Ricci. A dirci che i br non avrebbero avuto la capacità di eseguire un attacco di questo genere e proprio uno di loro, quel Franceschini ritenuto l’ideologo del gruppo. “L’unico in grado di imbracciare realmente un fucile era Moretti; gli altri non sarebbero mai stati in grado di colpire con quella precisione”, ammise Franceschini. Ma che le indagini siano state sin dal primo momento, a dir poco, carenti ce lo dicono alcuni elementi che ad un inquirente di modesta levatura intellettuale e con un modesto bagaglio di intelligence non avrebbero dovuto sfuggire. In qualsiasi indagine sul campo, ed in quel caso, nell’area compresa tra via Stresa e via Fani, bisogna attenersi allo stesso criterio con il quale si procede nella costruzione di un palazzo: cominciare cioè dalle fondamenta. Se poliziotti, carabinieri, magistrati, si fossero attenuti a quel principio, avrebbero dovuto cominciare proprio da via Stresa. Avrebbero così scoperto che quella mattina del 16 marzo 1978 , poco prima delle 9, da un monolocale situato all’ultimo piano di un residence, abitato in prevalenza da immigrati nigeriani, uscirono un uomo ed una donna, che occupavano da qualche tempo l’appartamento, preso in affitto come garconniere. Fare luce sull’identità della coppia avrebbe consentito di accertare il ruolo avuto nel sequestro Moro da quella coppia. Appurare se parteciparono materialmente alla strage quali componenti del gruppo di fuoco e se furono sempre loro ad allontanarsi, in sella alla Honda blu, da via Fani nei minuti successivi alla strage.

Ma a stupire il cronista, che si trovò sul posto dieci minuti dopo il massacro, fu la presenza indisturbata, tra la folla di curiosi che cominciava a radunarsi all’incrocio tra via Stresa e via Fani, di Patrizio Peci, che poco prima aveva indubbiamente partecipato alla strage ed al sequestro. Le confessioni al generale Della Chiesa del “pentito” Peci contribuirono a smantellare l’organgiramma delle brigate rosse ma, secondo il nostro modesto parere, non fecero mai luce proprio quegli interrogativi rimasti a tut’oggi senza risposta, a cominciare proprio dal ruolo avuto da chi effettivamente gestì il sequestro e l’esecuzione di Aldo Moro.

Romano Tripodi

Francesca d’Oriano – Cavaliere della Repubblica

S.E. dott. Maurizio Falco, Prefetto di Latina, ha consegnato, nel corso di una cerimonia sobria ma non per questo meno significativa, l’alta onorificenza a Francesca d’Oriano, che le è stata conferita dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, per le sue benemerenze culturali e sociali.

Un impegno costante per fare e promuovere Cultura nella Provincia pontina ed in Italia, quale presidente dell’Associazione culturale no-profit ArteOltre, con la quale ha organizzato dal lontano Duemila mostre d’arte, spettacoli dal vivo, serate letterarie, coinvolgendo sempre e comunque le scuole. Una missione resa ancor più significativa con la creazione del Premio internazionale “Pavoncella alla creatività femminile” che il 4 settembre 2021 celebrerà la decima edizione a Sabaudia, dove è nato. Traguardi raggiunti grazie alla passione ed alla indomita perseveranza. E proprio al valore che ha la Cultura come collante della società, soprattutto nella nostra Provincia, ha fatto riferimento il Prefetto di Latina, Maurizio Falco, che ha consegnato a Francesca d’Oriano l’ambita onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitale, per le sue “benemerenze”, dal Presidente Mattarella su proposta del Presidente del Consiglio. Una cerimonia sobria, ma non per questo, meno significativa, che la pandemia tuttora imperante, ha privato della presenza dei media. Quei media, che in questi anni hanno saputo cogliere l’importanza del messaggio culturale che, Francesca d’Oriano, ha trasmesso a livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale. A partire dalle sue mostre che si sono sempre distinte per l’importanza e lo spessore artistico; basti ricordare eventi come “I Templari in terra pontina”; “Viaggio da Roma alle Paludi con Goethe per Volkman”, con il contributo importante di Renato Mammuccari; “Futurismo, realtà in movimento” ospitata a Palazzo Emme con le opere di Balla, Depero, Boccioni, Severini, Carrà. Capolavori generosamente prestati per l’evento da Raffaele Zanè, presidente del Gruppo Securitas-Metronotte. Eventi che sono stati sempre contrassegnati da una funzione didattica, coinvolgendo scuole, docenti ed alunni. Molto lo spazio dato alla Musica ed ai suoi interpreti; non meno vivo lo spazio concesso alla letteratura. Poi, a partire dal 2011, un nuovo salto di qualità, in cui l’elemento della socialità ha trovato ulteriore impulso con la nascita del Premio “Pavoncella alla creatività femminile” che ha reso protagonista ed esaltato giustamente il ruolo della Donna, sottolineandone le qualità professionali ed i traguardi raggiunti, non senza fatica, nei diversi campi in cui ha avuto modo di esprimersi ed affermarsi, in un mondo spesso monopolizzato dagli uomini. Merito di Francesca d’Oriano e della Giuria, tutta al femminile, che l’ha affiancata sin dalla prima edizione, aver portato alla ribalta “eccellenze in rosa” lontane dalle luci della ribalta mediatica e dai salotti televisivi. A Sabaudia, che resta la sede naturale del Premio, si sono avvicendate, in qualità di vincitrici, Donne che sono onore e vanto del nostro Paese. Citiamo, tra le tante, la Senatrice a vita, Liliana Segre, la Magnifica Rettrice della Oxford University, Louise Richardson, la Presidente dell’Ospedale “Bambino Gesù”, Mariella Enoc, il Procuratore Generale della Corte di Appello di Bari, Anna Maria Tosto, l’attuale Prefetto di Lecce e già di Latina, Maria Rosa Trio, Carolina Rosi De Filippo, unica donna impresario teatrale ed anima della Fondazione intitolata al grande Eduardo, il Giudice della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, per l’impegno nel sociale, Lucia Vedani presidente di CasAmica. Grande attenzione è stata rivolta anche all’Arte e alla Medicina, consegnando nel tempo borse di studio a giovani artiste e ricercatrici scientifiche.

“Sono grata al Presidente Mattarella per l’onore che mi ha voluto concedere. Una nomina che mi ripaga di tutti quei momenti difficili che in questi lunghi anni non sono certamente mancati, ma che ho cercato di superare, convinta che fare e promuovere Cultura, in un Paese ed in una Provincia come la nostra, sia il modo migliore per dare un significato alla propria ed altrui esistenza”, commenta, visibilmente emozionata, Francesca d’Oriano, il cui grazie va a tutte le amiche della Giuria, alle Istituzioni ed a quei Privati che le sono state costantemente a fianco.

Romano Tripodi

Via libera delServizio sanitario inglese al vaccino anticovid di Oxford

LONDRA-Brian Pinker, un insegnante di musica dializzato, è da ieri il primo suddito di Sua Maestà, la Regina Elisabetta, a ricevere il vaccino anticovid realizzato dai ricercatori dell’Università di Oxford e dalla AstraZeneca. Nei prossimi giorni inizierà, in un limitato numero di ospedali, una mini-campagna di vaccinazione e se i controlli effettuati sui pazienti vaccinati daranno, come si spera, un riscontro positivo, le vaccinazioni diventeranno centinaia. Tra le persone vaccinate nello stesso giorno di Brian Pinker figurano Trevor Cowlett, un uomo di 88 anni, ed il professore Andrew Pollard, Direttore del Gruppo dei Ricercatori di Oxford ai quali si deve la creazione del vaccino anticovid19.

“E’ per me un momento di incredibile orgoglio poter ricevere proprio quel vaccino al quale i ricercatori di Oxford e di AstraZeneca hanno così duramente lavorato per renderlo disponibile al Regno Unito ed al Mondo intero”, il commento del professor Pollard.

<Come medico pediatra, specializzato in infezioni, so quanto sia importante per gli operatori sanitari ed altre categorie, secondo una scala di priorità, venir protetti al più presto possibile. La vaccinazione ha infatti un ruolo cruciale nel debellare questa tremenda pandemia”, ha aggiunto.

Ad effettuare queste primissime vaccinazioni è stato Sam Foster, responsabile del servizio infermieristicodell’Oxford University Hospitals. Per la campagna di vaccinazione di massa saranno allestiti in Inghilterra centinaia di nuovi drive-in che andranno ad aggungersi ai 700 già operativi.

Romano Tripodi

Un messaggio di Natale in musica e versi per i nostri malati

Simone Carotti, Irene Ferri, Ysenia Badilla e Francesco Artese, rendono particolarmente vivo ed artisticamente unico il video realizzato da MedicinaeFrontiere e visibile su Youtube

“Ci sono notti

che le stelle dipingono

di una profondità

così sconcertante

che abbracciano quel pulviscolo

di infiniti bagliori”. L’intensità dei versi di Simone Carotti, medico e poeta ad un tempo, esaltata dalla bella voce dell’attrice Irene Ferri, volto popolarissimo della televisione e del cinema, ed a seguire la “Ninna nanna a Gesù”, la dolce nenia natalizia composta da Sant’Alfonso de’ Liguori, nell’interpretazione e nell’accompagnamento musicale all’arpa, del soprano leggero Ysenia Badilla, rendono particolarmente ricco, nella sua armonica molteplicità artistica, il videomessaggio natalizio che l’Associazione culturale no-profit “MedicinaeFrontiere” creata da Michele Guarino, docente universitario ed esimio gastroenterologo del Campus Bio Medico, ha voluto dedicare alle vittime della Pandemia ed ancora a quanti ancora combattono, nelle sale di terapia intensiva il corona virus, nella speranza che i vaccini di imminente somministrazione, possano debellare il male del secolo. Al contributo artistico di Simone Carotti, Irene Ferri e Ysenia Badilla, aggiungiamo quello, non meno fondamentale, del Maestro Francesco Artese. E’ infatti il Presepe dell’artista lucano , che continua a suscitare emozioni nel mondo, a fare da scenografia al video, che è qualcosa di più di un semplice messaggio, una vera e propria proposta artistico-culturale, nello spirito che ispira e pervade “MedicinaeFrontiere” che considera l’Arte non un mero fatto contemplativo ma un vero e proprio elemento di cura per i malati.

Romano Tripodi